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"Fatti i fatti tuoi e impara a usare le parole": questo è stato il senso del racconto del magistrato Vincenzo D'Onofrio, procuratore aggiunto di Avellino, nell'incontro che ha tenuto lo scorso 13 aprile a Monselice nell'auditorium dell'Istituto Kennedy davanti agli alunni dello stesso istituto, del professionale Duca d'Aosta e del Liceo Cattaneo.
Con parole chiare e dirette, facendo riferimento alla sua esperienza di ragazzo prima e di uomo poi, il magistrato - coinvolto attivamente nella lotta contro i clan in Campania e in Calabria - ha fatto capire ai ragazzi qual è la grande forza di istituzioni criminali come la camorra: il silenzio. Sì, il silenzio, l'abbassare lo sguardo che i ragazzi adottano davanti al prepotente per non essere picchiati, spinti persino da genitori e amici a fingere di non vedere la violenza che tocca agli altri ("fatti i fatti tuoi"); il cedere giorno dopo giorno davanti a un sopruso, al "pizzo", senza ribattere o al limite usando solo parole di obbedienza ("impara a usare le parole"). È stato un incontro importante per aiutare i ragazzi a capire che non ci si trova da un momento all'altro dentro a un sistema criminale, ma si cede giorno dopo giorno un pezzettino della propria libertà rinunciando infine completamente a opporsi al male.

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